| Abbiamo visto che i sintomi non sempre sono evidenti ed è quindi necassario affidarsi a specifici
test per confermare un sospetto diagnostico. Accertato che il nostro animale è malato di filariosi cardiopolmonare è poi
necessario valutare la gravità e lo stadio della malattia per poter decidere qual è la migliore terapia da intraprendere.
Nel cane il sospetto diagnostico può nascere in seguito ad una attenta visita clinica e una valutazione dell'anamnesi
(cane che vive in zone endemiche e magari dorme fuori, fatica allo sforzo e affaticabilità, trascorso un periodo di tempo di
almeno sei mesi dal primo contatto del cane con le zanzare nella sua vita,...), sospetto che verrà in seguito confermato
dall'evidenziazione di microfilarie (L1) circolanti nel sangue dell'animale. Nel cane infatti la microfilariemia è solitamente molto
marcata.
Vedere le microfilarie da l'assoluta certezza che l'animale è malato, non ci sono possibilità di errore. Ma NON trovare le
microfilarie non garantisce invece che l'animale sia sano perchè ci sono diversi motivi per i quali un animale con la
filariosi cardiopolmonare può non risultare positivo a questi test: magari nel sangue che ho prelevato non era presente nemmeno
una L1, ma solo per sfortuna o magari perchè le microfilarie sono poche o ancora perchè sono presenti solo parassiti adulti
dello stesso sesso che quindi non possono riprodursi, o perchè è presente un solo parassita adulto.
In tutti questi casi l'animale è comunque malato, ma noi non riusciamo a diagnosticarlo basandoci solo sulla ricerca delle
microfilarie.
Ci sono tre tecniche parassitologiche utilizzabili per la ricerca delle L1:
- Esame "a goccia spessa": si preleva una goccia di sangue periferico (dalle orecchie o dal naso) al cane, la si diluisce
con una goccia d'acqua e si osserva al microscopio.
E' un esame in realtà molto poco utile perchè la possibilità che in così poco sangue noi riusciamo a trovare delle microfilarie
è decisamente scarsa. A volte può essere indicatica per infestazioni imponenti, con altrettanta massiccia microfilariemia, ma
sono situazioni piuttosto rare nei nostri cani superseguiti e supercontrollati.
- Tecnica di Knott modificata: si preleva 1 ml di sangue a cui si aggiungono anticoagulante e formalina, si fa centrifugare
il tutto, si aggiunge del colorante e si osserva al microscopio il sedimento che si è creato.
- Tecnica della filtrazione: si preleva un ml di sangue a cui si aggiungono anticoagulante e acqua distillata, si fa
filtrare la soluzione così ottenuta, si colora la membrana filtrante e quindi si osserva al microscopio alla ricerca delle microfilarie.
Queste due ultime tecniche sono dette "di arricchimento" ed hanno una maggiore sensibilità rispetto all'esame a goccia
spessa. Si usa un quantitativo di sangue molto maggiore e si fa in modo di "concentrare" le microfilarie eventualmente presenti.
Tuttavia un cane che risultasse negativo a queste due tacniche, sebbene abbia maggiori possibilità di essere effettivamente sano,
potrebbe anche essere malato (solo un parassita o solo adulti dello stesso sesso o, sebbene non sia molto frequente, microfilariemia assente)
Una volta evidenziate delle microfilarie al microscopio è però necessario capire se si tratta di L1 di Dirofilaria
immitis (causa della filariosi cariopolmonare) o di L1 di Dirofilaria repens (apatogena): un esame morfologico
permettere di distinguere con chiarezza.
Oggi abbiamo a disposizione tecniche più rapide e precise per la diagnosi basate sulla ricerca degli antigeni parassitari.
Ogni parassita (così come ogni altro essere vivente) è caratterizzato dalla presenza di molecole di "identificazione" (antigeni)
tipiche della sua specie che vengono esposte sulla superficie delle sue cellule. I test che seguono cercano proprio queste
speciali molecole per evidenziare la presenza delle filarie.
- Test ELISA e test basato sulla tecnica di immunomigrazione rapida: evidenziano gli antigeni utilizzando
speciali anticorpi su dei campioni di sangue
Entrambi questi test possono rivelare la presenza del parassita indipendentemente dalla microfilariemia e sono in grado
di distinguere Dirofilaria immitis da Dirofilaria repens.
Però anch'essi presentano dei limiti importanti: evidenziano solo gli antigeni delle femmine adulte (quindi dopo 6-8 mesi dall'infestazione). Quindi daranno
esito negativo in animali malati, ma con meno di due o tre femmine o in caso di infestazioni con soli parassiti maschi.
Nel gatto le tecniche utilizzabili per la diagnosi sono molte meno: in questi animali infatti la microfilariemia
è quasi sempre assente o comunque dura per un periodo troppo breve per poter essere utile.
Inoltre, essendo i nostri piccoli felini più resistenti all'infestazione, spesso le cariche parassitarie sono molto
basse: a volte un solo parassita, spesso di sesso maschile, il che si traduce in un risultato negativo ai test che
cercano gli antigeni, anche se il nostro micio è malato (ricordiamo poi che viste le piccole dimensioni del gatto anche
una sola filaria nel cuore è fatale!)
Le migliori tecniche per la diagnosi nel gatto si sono dimostrate essere quelle basate sulla ricerca degli anticorpi
specifici che il gatto sviluppa contro i parassiti (e non più quindi gli antigeni dei parassiti stessi).
Ci sono due test diversi in commercio:
- Test basato sulla metodica immunocromatografica a flusso laterale che si è rivelato essere molto efficace:
rileva parassiti già due mesi dopo l'infestazione (e non più otto!) anche se sono solo filarie maschi.
Fatta la diagnosi è necessario valutare la gravità della patologia per scegliere il miglior approccio terapeutico:
- Radiografia: per valutare l'entità dei danni polmonari.
- Ecografia: per avere una vaga stima del numero di parassiti adulti presenti.
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