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Terapia chirurgica
Quando le condizioni dell'animale sono particolarmente critiche o con forte rischio di tromboembolismo, la terapia medica è troppo rischiosa ed è quindi necessario ricorrere ad un intervento chirurgico.

L'operazione consiste nell'estrarre dal cuore e dall'arteria polmonare il maggior numero di parassiti.

Per rendere la chirurgia il meno invasiva possibile, si arriva al cuore introducendo una lunga pinza dalla giugulare (una grossa vena del collo).

Nel cane le giugulari sono vasi molto resistenti che non vengono danneggiati dalla pinza e l'intervento è piuttosto sicuro.
Maggiori difficoltà si hanno invece con i gatti, le cui giugulari sono molto delicate e di calibro minore: la mortalità perioperatoria è per questo alta e rende l'intervento molto rischioso.

La terapia chirurgica è consigliabile in due casi specifici:

  • animali con la malattia ad uno stadio molto avanzato ed iperacuto detto sindrome della vena cava che, se non si interviene immediatamente, uccide l'animale in pochi giorni o poche ore e non lascia quindi il tempo per una terapia medica
  • animali con un altissimo numero di parassiti che rendono sconsigliabile la terapia medica per il forte rischio di tromboembolismo.

Nei cani l'intervento è sopportato molto bene, non è doloroso, è di breve durata, è quindi sufficiente un'anestesia piuttosto blanda e subito dopo il risveglio gli animali stanno già molto meglio.

La terapia chirurgica però solo nel 70% circa dei casi è completamente risolutiva, mentre nei restanti non tutti i parassiti vengono tolti. Purtroppo le filarie che si trovano nei vasi più lontani o più piccoli non riescono ad essere raggiunti dalla pinza.
Per questo può essere necessario far seguire alla terapia chirurgica quella medica per uccidere gli ultimi parassiti.
In alternativa, se le filarie rimaste nei vasi fossero molto poche, si può decidere di lasciare che muoiano da sè, preoccupandosi solo di evitare nuove reinfestazioni. La scelta va valutata caso per caso.

Purtroppo questa tecnica chirurgica è ancora molto poco conosciuta e praticata: inventata in Giappone, non è diffusa nè in America, nè in Europa, l'Italia è l'unica eccezione.
Ma anche nel Bel Paese solo un paio di strutture sono attrezzate ed hanno le competenze per eseguire l'intervento.