| La terapia per l'emobartonellosi è a base
di antibiotici: tetracicline o chinolonici. Si riesce così a
controllare i sintomi e a ridurre l'anemia, ma non a distruggere
definitivamente Haemobartonella felis che rimane nell'organismo
del micio anche se, temporaneamente, senza dare danni.
Il gatto sarà quindi apparentemente guarito, ma rimarrà un portatore e
potrà sempre essere soggetto a ricadute: eventi stressanti
(malattie, gravidanza, interventi chirurgici,...) faranno "risvegliare"
il parassita e quindi riammalare il micio.
Alcuni gatti poi non rispondono nemmeno al trattamento e,
nonostante gli antibiotici, non riescono a superare l'anemia ed il loro
ematocrito (percentuale del volume dei globuli rossi sul volume totale
del sangue) continua a rimanere basso.
Questi gatti sono di solito mici molto giovani, anziani o con altre
malattie (per esempio la FeLV). Per loro la guarigione può essere
molto difficile e l'emobartonellosi può anche risultare fatale.
Per la stessa ragione i gatti infetti con Haemobartonella
felis dovrebbero essere tenuti in casa, anche se
apparentemente guariti. Questo per evitare che uscendo possano contrarre
malattie immunodepressanti, come FeLV e FIV, e quindi avere delle gravi
ricadute. Ricordiamo che anche se il micio guarisce, il parassita non
viene eliminato!! Durante la terapia con gli antibiotici va
controllato l'ematocrito (esame del sangue) per assicurarsi che il
micio stia rispondendo alla terapia. Inoltre, se l'ematocrito è
inferiore al 15% è necessario effettuare una trasfusione,
assicurandosi di trovare un donatore sano! |