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RAZZE del Club Angora Turco "Pietro della Valle"
Angora turco

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Personaggi e luoghi
Angora: forma usata nel settecento in varie lingue europee per designare Ankara: la forma è adattamento del nome turco della città nella sua pronuncia popolare Engiri.
Col nome della città di Angora si indicano razze di capre, di conigli, di gatti, di cavie, con pelo lungo, soffice e serico.
Il gatto d’Angora, originario dell’Anatolia, è largamente diffuso in Europa come razza di lusso.
A differenza della capra e del coniglio,  il suo pelo non viene utilizzato per fare filati di lana.

Ankara: (anticamente Ancyra “Ancora”) capitale della Repubblica di Turchia dal 1923. Situata nel cuore dell’Anatolia sulla sommità di un colle, dominato da un castello costruito sull’Acropoli Romana  della cittadella risalente ad epoca augustea.  Proprio sotto la dominazione romana divenne una città importante. E’ ancora ben conservato un tempio di Roma e di Augusto sulle cui ante e pareti è inciso, nella versione greca, l’elenco delle imprese di Augusto (Monumentum Ancyranum).

Caio Giulio Cesare Ottaviano Augusto (Roma 63 a.C. – Nola 14 a.C.). Primo imperatore romano, conosciuto dal 27 a.C. come Imperatore Cesare Augusto. In Turchia, e precisamente ad Ankara, si possono ammirare i resti della cittadella romana, costruita in epoca augustea, e il ben conservato tempio di Roma ed Augusto, che testimoniano la sua presenza in questa regione.  Da un suo scritto, sembra che già all’epoca avesse un gatto d’Angora “La mia gatta bianca dal pelo lungo e dagli occhi d’oro... com’è delicata e raffinata la sua bellezza, com’è nobile e indipendente il suo spirito…”

Maometto il Lodato (La Mecca 570 – Medina 632). Fondatore della religione islamica e abile politico, si dedicò all’opera destinata a lasciare una traccia indelebile nella storia.  Una leggenda racconta che la sua gatta angora turco, Muezza, si fosse addormentato sulla sua djellaba.  Dovendosi alzare per andare a pregare, il profeta preferì far tagliare un lembo delle lunghe maniche del suo mantello per non disturbare il suo sonno. Svegliandosi, la sua gatta, si stiracchiò graziosamente e ringraziò il suo padrone, per il riguardo usatole, con una signorile riverenza. Commosso, Maometto gratificò Muezza e tutti i suoi simili di un dono importante: quello di ricadere sempre sulle loro zampe. Da quel giorno leggendario in poi tutti i gatti possono saltellare a loro piacimento nelle moschee. Sull’esempio della loro guida spirituale, i musulmani considerano infatti il gatto un essere puro. Meglio ancora porta fortuna, difatti per tutti i popoli d’Oriente il gatto ha baraka perché allontana gli spiriti del male e assicura protezione e prosperità...

Nicolas Claude Fabri de Peiresc (1580 – Aix 1637). Consigliere al Parlamento di Aix-en-Provence, studiò diritto a Padova. Fu in contatto con molti dotti di vari Paesi coi quali scambiò un fitto epistolario. Collezionista di manoscritti, monete, libri e minerali, si occupò di problemi scientifici astronomici ed a tale scopo seguì alcune lezioni di Galieo Galilei. Ammirava i gatti e in particolare era innamorato dell’Angora Turco. Si recò a Roma per incontrare Pietro della Valle, di ritorno dal suo viaggio in Oriente, e ritornerà in Francia con due coppie di gatti d’angora e dei gattini. Pian piano la razza cominciò a piacere e a diffondersi specialmente tra gli aristocratici e gli snob, dai quali verrà considerata come un bene prezioso.

Richelieu ( Parigi 1585 – ivi 1642). Cardinale ed uomo politico di famiglia nobile, amante della cultura e delle belle arti, si schierò dalla parte dei cattolici nella lotta contro gli ugonotti. Fra i suoi tanti gatti, ne possedeva due d’Angora chiamati Perruque e Lacan perché nati nella parrucca del marchese Lacan. Proprio a questo riguardo esiste un aneddoto secondo il quale il Cardinale aveva scelto il luogo dello svolgimento della battaglia finale contro gli ugonotti (La Rochelle) in base “all’indicazione” fatta dalla sua altra Angora bianca. Pare infatti che  “Aurore” avesse posato la sua zampina in un punto preciso della cartina geografica che il Cardinale stava studiando durante un Consiglio dei Ministri. Al palazzo del Louvre i gatti vivevano in un gattile elegante con due persone interamente dedicate a loro. Richelieu li portava sempre con sé in viaggio, fatto raro per l’epoca, e il suo medico curava anche loro.

Pietro Della Valle il Pellegrino (Roma 1586 – ivi 1652). Viaggiatore e avventuriero, molto versato nelle lingue classiche, nella storia, nella geografia e nella musica. Per un amore contrastato, intraprese un lungo viaggio (1614 – 26) da Venezia a Costantinopoli, Rodi, Egitto, Palestina, Siria, Mesopotamia, Persia, India, che narrò in 54 importanti lettere dirette all’amico Mario Schipano (I^ ed., in 4 vol., 1650 – 58; poi più volte ripubblicate e tradotte in varie lingue), fonte preziosa d’informazioni storiche, geografiche e archeologiche sui luoghi visitati.  Mortagli in Persia la moglie assira Sitti Maani, ne fece imbalsamare il corpo che portò con sé 4 anni e seppellì poi nella chiesa dell’Aracoeli in Roma. Comprò molti manoscritti orientali,  poi acquistati nel sec. 18°, dalla Biblioteca Vaticana. Durante uno di questi viaggi in Medio Oriente, nella fattispecie ad Ardabil (*)scopre un gatto inconsueto: infatti a quell’epoca, in Europa, non esistevano ancora gatti a pelo lungo. Entusiasmato dalla pelliccia vaporosa e dalla coda a pennacchio di questo “angora”, decide di portarne sette coppie in Italia dove però non ottenne un grosso successo, che invece gli venne attribuito  in primis dalla Francia. Inconsapevolmente introdusse una nuova razza felina in Europa.

(*) Ardabil (Persia) – 17 Febbraio 1626
Capitale dell’Arzebaigian, soprannominata “Perla del Mar Caspio” dove, fin dal 1300, si tineva ogni anno la Festa del Gatto. I più ammirati fra tutti erano gli splendidi gatti d’Angora dalla pelliccia serica neri, blu, ma soprattutto bianchi, i più richiesti. Venivano acquistati principalmente da Persiani e Turchi, ma anche da Russi, Turkmeni, Biluci, Arabi, Mongoli, Circassi, Cinesi e Indù.

Carl von Linné (Rashult 1707 – Uppsala 1778). Medico e naturalista svedese. Uno dei fondatori dell’Accademia Svedese delle Scienze. Fu in stretto contatto con i massimi medici e naturalisti dell’epoca. Si dedicò rifondazione della sistemistica riformando la nomenclatura. Infatti nel suo Sistema Naturae (1735 – 1768) cambiò il sistema di identificazione delle specie animali, vegetali e minerali, identificando prima il genere di appartenenza e poi la specie. Il gatto Angora Turco viene consiedarto come una razza a parte che è stata battezzata, come Buffon, “Catus Angorensis” accanto al gatto domestico e al certosino.

Georges Louis Leclerc conte di Buffon (1707 – Parigi 1788). Naturalista, membro dell’Accademia delle Scienze e amministratore del Museo di Storia Naturale. Nella sua colossale opera Histoire Naturelle (1749 - sua morte), pur avendo la fobia dei gatti, darà una notevole importanza all’Angora, definendolo, come Linnèrazza a sè stante "Catus Angorensis".

Luigi XV il Beneamato ( Versailles 1710 – ivi 1774). Re di Francia, ricevette in regalo da Paradis de Moncrif un Angora Turco bianco con occhi azzurri che egli riconobbe subito come uno dei suoi gioielli più preziosi per lo scintillio del suo pelo bianco e la luce dei suoi occhi, chiamandolo Brillant (Diamante) al quale tutto era permesso e che venne ritratto dai migliori pittori dell’epoca. L’andatura maestosa di questo felino si accordava perfettamente alla sua regale persona.

François Boucher (Parigi 1703 – ivi 1770). Primo pittore alla Corte di Luigi XV, fra gli altri ritrasse Brillant.

Jean Jacques Bachelier pittore alla Corte di Luigi XV, espose il ritratto fatto a Brillant al Salone di Parigi del 1761.

François Augustin Paradis de Moncrif (1687 - …..).Di famiglia borghese, scrittore alla Corte  di Luigi XV. Amava i gatti a tal punto da scrivere, nel 1727, un libro, “Les Chats”, su di loro e sulla loro storia, proprio in un momento in cui i gatti venivano bruciati insieme alle maghe perché considerati stregati. Inoltre, una sua fiaba ha come protagonista inventato, Patripatan, un gatto d’angora bianco. 

Marie Anne de Vichy-Charmond, marchesa du Deffand (1696 – 1790). A Parigi fondò un salotto frequentato da filosofi e pensatori illuministi, forse il più importante dell’epoca, dove alcuni esemplari di angora stavano comodamente distesi “ascoltando” le discussioni.

Horace Walpole (Londra 1717 – ivi 1797). Scrittore  amico della marchesa du Deffand dalla quale ricevette in regalo un Angora di nome Sélima, che lui pensava fosse una Ninfa.

Marie Antoinette d’Asbourg-Lorraine (Vienna 1755 – Parigi 1793). Moglie di re Luigi XVI, morta ghigliottinata. Una leggenda ricorrente narra che, durante la Rivoluzione Francese, abbia fatto imbarcare i suoi gatti Angora Turchi su una nave diretta in America, nella speranza di poterli raggiungere in seguito, ma il suo destino fu diverso. I suoi gatti furono abbandonati sulle coste del Maine, dando forse origine alla razza Maine Coon.

Honoré de Balzac (Tours 1799 – Parigi 1850). Romanziere francese, narratore geniale, acuto osservatore  e studioso della società contemporanea, ma anche visionario occultista. Compì numerosi viaggi in Europa. Possedeva un Angora di nome Beauty alla quale ha dedicato uno scritto.

Théophile Gautier ( Tarbes 1811 – Neully-sur-Seine 1872). Scrittore e poeta francese, pubblicò anche vari libri di viaggio estrosi e brillanti ed alcuni saggi critici. Possedeva Angora bianchi, di cui una chiamata Seraphita, e neri ai quali dedicò il “Serraglio Privato” e coi quali è ritratto in una caricatura di Nadar, pseudonimo del fotografo caricaturista Felix Tournachon (Parigi 1820 – ivi 1910)

Victoria (Kensington 1819 – OsborneHouse, Isola di Whight, 1901). Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e di Irlanda, imperatrice delle Indie.  Il suo regno fu segnato da un formidabile sviluppo economico ed una notevole espansione oltremare. In un periodo di trasformazione sociale e politica seppe comunque imporre la propria autorità, nonostante la giovane età. Nel privato la situazione era diversa, sembra infatti che la sua gatta Angora Turco bianca White Heater (Stufetta Bianca) la facesse da padrona!

James Lloyd, scrittore inglese, nel suo “Il Gatto e il Sorcio”  si riferisce a un Angora.

Tate Gallery di Londra. In questa famosa galleria, all’epoca della Regina Vittoria, quando gli Angora ebbero successo anche presso gli inglesi, si vendettero molti quadri con gli Angora come soggetto.

Harrison Weir, fondatore della tecnica felina scriveva dell’Angora “I migliori valgono molto. Di un bianco puro, hanno gli occhi azzurri e sono considerati la perfezione felina perché stupendi in ogni loro parte.”

Caffè Nini a Venezia di fronte alla Chiesa dei Frari. Così chiamato in onore dell’Angora Nini che viveva lì con i proprietari: la famiglia Borgato. Era talmente bello da essere diventato una delle attrattive della città e a tale scopo era stato creato un Albo d’Oro con le firme dei personaggi più illustri che erano venuti per ammirarlo, quali i Sovrani d’Italia, Papa Leone XIII, Alessandro III Zar di Russia, Metternich, ecc. C’era anche una dedica di Verdi tratta dal terzo atto della Traviata.  Alla sua morte, nel 1894, giunsero condoglianze da varie parti del mondo, fra le quali quella della Regina Margherita, che vennero prontamente trascritte nell’Albo, oggi scomparso. I Veneziani hanno comunque mantenuto il culto di Nini, la cui vecchia immagine del caffè, tramandatasi a varie famiglie, è rimasta intatta.

Courbet Gustave il Selvaggio (Ornans 1819 – Vaud 1877). Pittore realista che dopo il 1844 continuò ad esporre alcune delle sue opere ai Saloni di Parigi. Nel 1855 oltre a presentare due sue opere alla Esposizione Universale, aprì una sua mostra personale costituita da 40 quadri corredati di un breve scritto e presentata dal catalogo che si apriva con L’atelier del pittore “un’allegoria reale determinante una fase di sette anni della mia vita di artista”, ora al Museo d’Orsay. In questo capolavoro egli si ritrae al centro intento a dipingere un paesaggio del suo paese natio, con accanto una modella/musa. Ai suoi piedi il suo gatto d’angora Etoile, mentre gioca. Sulla sinistra “Coloro che vivono della Morte” cioè di bisogni materiali, e a destra “Coloro che vivono della Vita” cioè i suoi amici artisti e scrittori, fra i quali Baudealaire che legge un libro, Prudhon in piedi, sullo sfondo Delacroix, infine seduto e pensoso con le orecchie da gatto Jules Husson detto Champfleury.

Champfleury, pseudonimo dello scrittore Jules Husson (Laon 1821 – Sèvres 1889). Romanziere, sostenitore del realismo anche nelle arti figurative si occupò principalmente della caricatura e dell’arte popolare. Gattofilo convinto pubblica il libro “Les Chats”  illustrato da Manet, Ribot, Delacroix, Grandville e dall’autore stesso, nel quale parla dell’amore di molti personaggi dell’epoca per i propri gatti, per esempio Balzac, Baudelaire, Hugo, i Goncourt, ecc. Fu proprio lui a regale un angora a Courbet.

Stéphane Mallarmé (Parigi 1842 – Valvins, Faontainebleu, 1898). Poeta francese che eserciterà una grande influenza sulle nuove generazioni letterarie. Aveva una gatta d’angora bianca Neve.

Anatole France, pseudonimo dello scrittore François Anatole Thibault ( Parigi 1844 – Saint-Cyr-sur-Loire 1924). - Nel 1921 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura. Del suo gatto d’angora bianco, Amilcare, disse: “è il Principe sonnolento della città dei libri.”

Lottin de la Val, presidente della Società Imperiale di Acclimatamento, in un suo scritto del 1856 evoca la diversità dei colori nel manto dell’Angora Turco nel suo paese d’origine.

Pierre Loti,  pseudonimo di Julien MarieViaud (Rochefort-sur-Mer 1850 – Hendaye, Bassi Pirenei, 1923). Scrittore di romanzi e di libri di viaggio e Accademico di Francia. Nel 1909 fondò La Zampa di Velluto, la prima Società di Protezione dei Gatti e pubblicò L’Amico degli Animali, un giornale unico che annoverava fra i suoi collaboratori France, Zola, Coppée e Steinlen. Come ufficiale di marina viaggiò in paesi lontani e diversi (specie in Estremo Oriente). Innamorato della Turchia, che era divenuta la sua seconda patria, ed in particolare di Istanbul, ebbe un rapporto speciale ed intenso coi suoi Angora.  Per i gatti maschi amava variare i nomi Bello, Ballaud, Kadir-Bey (Signor Gatto), ecc. Mentre per le gatte usava un nome solo Moumoutte (Parrucchetta) e per i piccoli Mimi (Micino – Bacino – Stellina). La biografia di due di loro “Vita di due Gatte” è il suo capolavoro. Nel 1905 pur di presenziare alla prima esposizione felina di Bordeaux, non incontrò il Re di Spagna. Una donna di nome Bellekiss, che il Corano attribuisce alla Regina di Saba, di cui si era invaghito, ma che era promessa sposa di un altro, in segno di amicizia gli regalò una angora bianca dagli occhi ambra e azzurri. Loti, per ringraziarla pubblicamente,  la fece battezzare sulla sua nave Vautour a Istanbul l’8 dicembre 1903 con lo stesso nome. Purtroppo pochi mesi dopo Bellekiss scomparve durante la navigazione nel Bosforo. In segno di lutto per la sua morte, non volle più altri Angora bianchi e il suo ultimo Angora Turco Pamouk era nero.

Paul Klee ( Munchenbuchsee, Berna, 1879 – Locarno 1940). Pittore, appassionato di musica ed abile nel suonare il violino. Viaggiò molto per documentarsi, insegnare e presentare le sue opere alle mostre. Il suo Angora  bianco Bimbo è il Custode della Soglia nel suo ultimo quadro che costituisce il suo testamento spirituale, infatti l’angora bianco sotto l’aspetto dell’Angelo della Vita accompagnerà il suo grande amico nel suo ultimo viaggio.

Ataturk Kemal (Salonicco 1880 – Istanbul 1938). Generale e uomo di stato, fautore e capo della Repubblica Turca proclamata nell’ottobre 1923.  Nel 1934 la Grande Assemblea Nazionale gli conferì il suo nome attuale che letteralmente significa “padre turco, gran Turco” quasi “Padre della Patria”. Temuto e allo stesso tempo amato, fu un grande estimatore degli Angora Turco, al punto che alla sua morte si credeva che sarebbe rinato nelle sembianze di un Angora Turco bianco con occhi impari e sordo. Per  questo motivo la Turchia impedì l’esportazione di questa razza per parecchi anni.

Jorge Louis Borges (Buenos Aires 1899 – Ginevra 1986). Scrittore e poeta argentino di grande cultura letteraria e filosofica.. Condusse un’esistenza estremamente appartata tra Ginevra, la Spagna e la sua patria natale.  Possedeva un gatto d’angora Beppo, che “è il Santo Patrono di un viaggio attraverso il sogno”.

Bibliografia:

  • La Piccola Treccani – Istituto della Enciclopedia Italiana – Roma
  • “Un gioiello per il Re: la meravigliosa storia dell’Angora Turco” di Marina Alberghini – Ed. Felinamente & C. - Milano
  • “Femme Actuelle” rivista francese, numero fuori serie sul gatto, Gennaio 2004 – Prisma Presse - Parigi
  • “A tout Chat” rivista mensile francese, Settembre 2003 – Edimag Sarl - Versailles