Durante la seconda metà dell'ottocento, un gruppo di cinofili
bavaresi decise di selezionare un cane forte, coraggioso, potente ed
equilibrato, un lottatore più agile ed efficace dei cani allora disponibili.
Cominciarono così ad incrociare dei particolari bullenbeisser, detti
bramantini, con bulldog inglesi: erano entrambi utilizzati nelle
lotto contro i tori.
Il bullenbeisser, razza ormai estinta, discendente dai
pugnances britannici importati in Italia da Giulio Cesare, era un
antico molossoide pesante e massiccio, di costituzione molto robusta e con una
grande testa.
Il bulldog era più leggero di quello odierno, piuttosto ipotipico se
lo confrontiamo ai soggetti che si vedono in giro oggi, ma proprio per questo
molto più idoneo al combattimento.
Nel 1895, in un'esposizione a Monaco si iscrisse il primo
boxer, Flocki, che è considerato il capostipite della razza. Così nel
1896 venne fondato il primo Boxer Club e nel 1904 il
primo registro genealogico.
Ma il boxer che ha dato il maggiore contributo nella definizione
della razza e nella fissazione dei caratteri ricercati è stato Meta von
der Passage: un'ottima fattrice che diede
progenie molto omogenea tra cui uno degli stalloni più importanti: Hugo von
Pflzgau padre del campione Rolf von Vogelsberg che generò Rolf
Walhall: campione che ebbe un ruolo fondamentale nell'allevamento della razza
alla fine della prima guerra mondiale, quando il boxer iniziò a diffondersi
rapidamente.
Da menzionare in fine Lustig von Dom dell'allevatrice tedesca Stockmann,
considerato il padre del boxer moderno.
Negli Stati Uniti, circa dieci anni prima della prima guerra mondiale, venne
iscritto il primo boxer, Arnulf Graudez. In seguito l'ascesa della razza
è stata rapida, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. |